Lo sviluppo di una "etichetta" dedicata alla produzione in conversione verso il biologico, potrebbe offrire un vantaggio per gli agricoltori, lo rivela un nuovo studio.
Il processo di conversione di una coltivazione da metodi agricoli convenzionali a quelli biologici, rappresenta un investimento che incide sulle finanze degli agricoltori. Nel periodi di transizione, infatti, ci sono costi aggiuntivi dovuti agli investimenti, rese più basse negli allevamenti e mancano i bonus di chi pratica metodi agricoli sostenibili. E sono questi tutti elementi che incidono pesantemente nella decisione di scegliere o meno una prospettiva in ambito biologico.
Un nuovo studio pubblicato sulla rivista Food Policy, che censisce agricoltori bio o in fase di conversione inglese, danesi, italiani, portoghesi e irlandesi, oltre ad un campione di 1527 consumatori comunitari, rivela come la percezione diffusa interpreti "la fase di conversione" in modo meno restrittivo.
I consumatori non riconoscono lo stesso valore intrinseco dei prodotti in conversione a differenza di quelli biologici certificati, ma un 50 % sarebbe disposta a pagare un prezzo superiore modulato sul livello di conversione, al fine di sostenere gli agricoltori attraverso il processo.
La riluttanza nell'acquistare prodotti in conversione è stata giustificata come una questione di fiducia e di familiarità; la preferenza va ai prodotti biologici certificati in quanto non si considerano uguali i benefici nei prodotti in fase di conversione.
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